Una nuova vita

La rabbia era il sentimento prevalente. Non provava dolore, ma solo un intenso desiderio di vendetta. Voglia di spaccare tutto. Desiderio incontrollato di urlare, aggredire Carlo fisicamente. Sentiva di avere una forza fisica insospettabile in lei che era uno scricciolo di donna. Quella mattina aveva aperto la sua posta per caso, non aveva l’abitudine di spiare la vita di suo marito, ma le serviva un documento e ricordava di averglielo inviato via mail. La password la conosceva e lui lo sapeva, avevano entrambi accesso alle cose dell’altro. Quando lesse le lettere pensò che era stato un ingenuo, o forse semplicemente era talmente sicuro di sé, della discrezione della sua mogliettina, da aver compiuto una leggerezza. La rabbia le accecava lo sguardo mentre leggeva quelle parole di desiderio e di passione che il marito dedicava ad un’altra, che un’altra dedicava a suo marito. L’impulso l’avrebbe portata ad alzare il telefono ed inveire contro di lui, ma si trattenne, a momenti Simone, il loro figlio adolescente, sarebbe tornato da scuola. Fece una doccia per calmarsi e avviò il pranzo. Lui tornò a casa la sera, ignaro che la moglie sapesse, e le diede il suo solito, ipocrita, bacio sulle labbra. Non si accorse del suo stato d’animo. E come avrebbe potuto del resto? Pensava lei. Era evidente che aveva smesso di vederla da tempo. Com’era successo? Ricordava bene i giorni dell’innamoramento, la voglia di costruire qualcosa insieme, i viaggi, i sacrifici, la nascita del figlio, la casa nuova e tutti gli episodi belli e brutti che costellano la vita di ognuno di noi. Quando avevano smesso di essere complici? Le tornarono alla mente tutte quelle volte in cui lei era troppo stanca per uscire, quando si faceva trovare la sera spettinata e sciatta troppo presa dal lavoro, dalla casa, dai compiti del bambino per avere tempo per il marito. E il rancore sottile che le saliva perché lui non le dava mai una mano, si sedeva sul divano, come se solo lui avesse il diritto di essere stanco, e aspettava la cena.
Aveva riflettuto su queste cose tutto il giorno, da quando aveva deciso di frenare i suoi impulsi distruttivi ed analizzare la faccenda con calma. Decise di parlargli dopo cena, quando il figlio era chiuso in camera. Spense la tv, davanti alla quale lui era stravaccato e gli disse semplicemente “ Ho letto le mail”. Lo vide impallidire. Lo disprezzò quando cercò di giustificarsi negando l’evidenza, cercando di far sembrare banale ciò che era successo. Lo incalzò. Gli chiese di essere onesto, di dirle esattamente cosa provava e cosa voleva. Scopri in lui un uomo vigliacco e disonesto, una persona che chiedeva perdono solo per conservare il suo status di marito e di padre. Quando lo minacciò di chiedere la separazione le sue obiezioni furono solo di carattere pratico ed economico. Nei giorni successivi lo vide platealmente più attento e fintamente interessato a lei. Cercò di riflettere anche sui suoi errori, ma si accorse che semplicemente non si sentiva più disponibile per quell’uomo, che in lei qualcosa si era spento. Tentò di spiegarglielo una sera, qualche settimana dopo, con calma, senza rancore, dicendogli che avrebbe chiesto la separazione. Lui provò ad opporsi, la supplicò di non distruggere tutto per quella che definì una sciocchezza. Lo trovò patetico e fu irremovibile. La separazione fu difficile, lui si dimostrò meschino, avaro e ogni giorno Francesca era sempre più convinta di aver fatto la scelta giusta. Il giorno in cui il giudice emise la sentenza di separazione fu una liberazione che festeggiò con le amiche. Una nuova vita la attendeva.

Francesca

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