Una festa tra amici, a tavola con il gruppo di sempre

Una sera delle tante, una festa organizzata da amici, Marta e Walter si preparavano, l’appuntamento era alle venti e trenta. Non avevano più tanto da dirsi, dopo cinque anni, passati in maniera statica, si volevano bene però, questo è certo. Ogni giorno tentavano di ritrovare nella routine e nei progetti materiali quello che le emozioni non erano più in grado di donare. Marta non conosceva il momento esatto in cui quella scintilla aveva cominciato ad indebolirsi, e probabilmente nemmeno Walter. Però tutte le passioni finiscono e poi inizia il farsi compagnia, o almeno così si dice.

Tubino nero e tacco alto, un filo di rossetto rosso, pochissimo ombretto, lei era praticamente pronta. Una giacca nuova ocra, la macchina fotografica nello zaino e anche lui aveva terminato tutto.

In una decina di minuti di auto si arriva a casa di Laura e Mirco, erano perfettamente in tempo.

Una villetta davvero accogliente, spesso si riunivano lì, solitamente sempre la stessa dozzina di persone, il gruppo di amici di una vita. Ambiente stile country, tende fatte a mano, sedie in paglia, tutto come al solito. Una novità quella sera: in tavola il miglior tartufo della zona portato da un amico di infanzia di Mirco.

“Oggi con noi c’è Gabriele, ve lo presento, io e lui ci conosciamo da quando avevamo cinque anni…”

“Piacere Gabriele” – disse accennando un sorriso imbarazzato che spesso le prime presentazioni portano con sé.

Le mani di Marta presero a sudare, si guardava le scarpe per capire se quei tacchi poi le stessero bene veramente o se fosse goffa, o forse inadeguata, eccessiva per una semplice cena tra amici.

“Ma noi ci conosciamo, ti ricordi di me? Scuola media Parini”, disse lei con un timbro di voce fermo squillante e deciso, pancia in dentro e sguardo sicuro.

“Certo lui andava alla Parini” intervenne il padrone di casa, spezzando inconsapevolmente quel flusso che aveva impostato Marta.

“Marta Di Stasi?”

“Sì, tu Gabriele Arsi?”

Gabriele faceva lo chef adesso, per tanti anni era stato a Londra a lavorare, da poco era tornato in città, e cercava di riadattarsi ad una dimensione più piccola, ma non pensava tanto piccola da ritrovare la sua piccola fidanzata delle scuole medie, quella che lui guardava fisso dall’ultimo banco rispondere perfettamente a tutte le interrogazioni di italiano.

Cinque secondi in cui si guardarono intensamente, flashback di ogni tipo venivano in mente, la prima sigaretta di nascosto, la professoressa che metteva le note a chiunque chiacchierasse in aula, i genitori che li aspettavano con le auto parcheggiate in fila ogni giorno alle 14.

“Mi hai spezzato il cuore trent’anni fa, ora puoi dirmi perché mi lasciasti?” le chiese lui mentre fumavano una sigaretta da soli appoggiati al tavolo del giardino, e glielo chiese come chi voleva saperlo per davvero, non voleva scherzare

“Chi si ricorda, chissà cosa mi avevi fatto te!” rispose Marta cercando di deviare l’argomento perché non regge la conversazione.

Si sfiorarono le mani mentre spegnevano la cicca nel posacenere, lui le guardava gli occhi, sempre espressivi, sempre belli, lei gli guardava il sorriso, sempre accennato, sempre poco esibito. Marta sapeva benissimo cosa fosse successo, lo lasciò perché si spaventò, si spaventò di essere vulnerabile davanti a qualcuno, e spaventata lo era ancora, dopo trent’anni.

“Ti lascio il mio numero, scrivimi, sentiamoci in questi giorni” le sussurrò Gabriele prima di rientrare.

Walter non c’era più, cioè era presente fisicamente ma nella mente di lei sembrava un estraneo, forse quell’estraneo che si era scelta per non essere vulnerabile.

Il giorno dopo Marta scrisse a Gabriele, e così il giorno dopo ancora. Il cuore le batteva forte, le mani le sudavano, il cielo le pareva più azzurro, l’aria più pulita. Si stava – semplicemente – innamorando.

Rossella

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