Quando una storia finisce ma l’amore resta, la vita impiega tempo a ritrovare il suo equilibrio.
Ogni volto che incrociamo, ogni voce che ci parla, ogni gesto che ci sfiora può diventare uno specchio, un sussurro del passato di chi abbiamo amato. Non è una scelta, non è un’ossessione: è il cuore che cerca continuità, che prova a ricucire lo strappo con fili di somiglianza.

Può capitare di conoscere qualcuno di nuovo e sentirsi attratti da un dettaglio minuscolo: una risata familiare, un modo di camminare, una parola detta con la stessa intonazione. E quel dettaglio, da solo, basta a far vibrare qualcosa dentro.
Non è lei, ma ti ricorda lei, e in quel ricordo, per un attimo, ti senti meno solo.

Il cuore non dimentica subito e quando è ancora aperto, cerca conforto nei frammenti. Non stai cercando un sostituto, stai cercando un appiglio, qualcosa che ti dica: non è tutto perduto, qualcosa di lei vive ancora nel mondo.

Ma c’è anche un rischio: confondere la somiglianza con la possibilità. Illudersi che quel dettaglio basti a costruire qualcosa di nuovo. E allora bisogna fermarsi, respirare, chiedersi: mi piace questa persona per ciò che è, o per ciò che mi ricorda?

Il passaggio più difficile è imparare a vedere gli altri per ciò che sono, non per ciò che evocano. E questo accade solo quando il dolore si è ammorbidito, quando il ricordo non brucia più, ma scalda. Quando puoi dire: ho amato, e ora posso amare di nuovo, senza cercare un riflesso.

Rinascere non significa dimenticare. Significa smettere di cercare lei negli altri.
Significa accogliere il nuovo con occhi puliti, senza sovrapporre immagini, senza aspettative segrete.
E quando accade, quando finalmente incontri qualcuno e non pensi a lei… ti accorgi che sei pronto.
Che il cuore ha fatto spazio.

Biagio Banigi

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