Le gite in montagna riservano delle sorprese fantastiche

“Facciamo un gioco: ognuno di noi scrive dei bigliettini con le tre cose che più ama nella vita e gli altri a turno devono indovinare chi l’ha detto”. Maria propose quest’attività mentre era in viaggio in montagna con il suo gruppo di amici, dieci in tutto. La baita era accogliente, in quei 50 metri quadri si respirava odore di amore, di cuore, di innamoramento, di passione e di sentimento.

La proposta fu accolta da tutti, certo gli uomini dimostravano meno entusiasmo delle donne, però tutto sommato non si tirarono indietro.

“Mi piacciono le papere quando camminano in fila con i figli anatroccoli”, chi l’ha detto?

“Simona” rispose immediatamente Ettore

“No sbagliato”

Nel silenzio, una voce fioca, rauca, che nascondeva un pizzico di timidezza disse “Maria, non c’è dubbio”

Era Carlo, persona schiva e riservata, amico di tutti da sempre ma in pochi riuscivano a leggere tra le righe e a scovargli dentro. Un ingegnere di quelli razionali e ordinati, bravi nel lavoro e molto apprezzati anche nelle relazioni interpersonali. Una persona che dentro di sé teneva nascosto tanto amore, era più abituato a lasciare spazio al cervello e non al cuore.

“Come hai fatto?” gli chiese Maria, e lui fece un cenno con la bocca, come a dire non continuerò in questo dialogo.

“Mi piacciono i barattoli pieni di caramelle golose”

“Elena”

Questa era facile, ad indovinare era stato Gianni, fidanzato storico di Elena, loro stavano insieme da quando erano poco più che quindicenni, convivevano da quando ne avevano venti di anni.  Loro si amavano profondamente, un sentimento nato tra i banchi di scuola, quando ancora adolescenti si erano aperti il cuore.

“Mi piace la chiesa”

“Lo so, Carlo”, Maria rispose al volo, ma in realtà le venne d’istinto, non aveva nessuna logica, lei non aveva minimamente idea se a Carlo piacesse la chiesa, poi che vuol dire farsi piacere la chiesa, ma non era riuscita a trattenersi.

Lui annuì. Delle chiese gli piacevano quell’aria sospesa, quel silenzio surreale, quel leggero clima freddo, le acquasantiere, l’eco dei passi che pareva passasse un carrarmato invece era soltanto un bambino di quattro anni. Non le disse queste cose, ma a Maria sembrò di saperle comunque e da sempre. Il cuore le scoppiava d’amore, ma uno sentimento è difficile da decifrare.

Pranzarono tutti assieme, Elena si occupò degli antipasti, patè di cervo, qualcosa di sublime che allietava la tavola, vino bianco che viene da quelle uve del nord, Simona si concentrò su un primo piatto pizzoccheri e polenta. Al dolce non ci arrivarono perché si sentivano troppo pieni, il mare mette appetito, ma anche la montagna, tuttavia, non scherza.

Un’oretta di riposo pomeridiano, prima di trascorrere il pomeriggio nei negozi più belli del paese, un po’ di shopping fa bene al cuore.

Maria entrò in stanza, si sdraiò sul letto e chiuse gli occhi. Poi ad un tratto bussarono. Era Carlo, e lei lo fece entrare. Non si parlarono ma si guardarono fisso per qualche minuto, sapevano entrambi cosa sarebbe successo, ma non sapevano come farlo succedere. Allora lei si avvicinò a lui, si alzò sulle punte dei piedi e lo baciò. Fu un bacio lungo ed intenso, nato dalla profonda sintonia, il coronamento di sentimenti non dichiarati, di amore taciuto.

La sera, ad aspettare sul divano, c’era l’intero gruppo di amici, con aria sorniona di chi aveva capito tutto. Erano contenti, perché finalmente quello che tutti immaginavano si stava trasformando in realtà. E brindarono alla solarità di lei e all’introspezione di lui, ad una coppia che si stava formando, fatta da due persone speciali.

R. C.

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