In montagna per studiare e innamorarsi

L’inverno ormai era arrivato e con esso anche le vacanze di Natale. Valerio, studente prossimo alla laurea in architettura, aveva deciso di seguire la famiglia al proprio paese d’origine, per poter studiare in tutta tranquillità e rifugiarsi in un angolo sperduto del mondo. Da piccolo, adorava perdersi tra le montagne e la neve con i suoi nonni e, dopo che si era trasferito in città per via dell’università, non aveva più avuto modo di visitare quei posti.

Al suo arrivo, Valerio trovò come sempre la nonna Tilde intenta a cucinare piatti prelibati e succulenti, mentre il nonno Roberto era intento a spaccare la legna insieme a suo padre. Anche il cane, il piccolo e simpatico Bob, scorrazzava per il prato innevato, facendogli le feste. Tutto sembrava essere rimasto inalterato nel tempo, tranne per un piccolo e fastidioso dettaglio che proveniva dalla casa a fianco. Una musica a volume molto alto proveniva dalla finestra accanto alla sua, con tanto di rumori di mobili simili a chi sta facendo un trasloco.

“Sono i nuovi vicini” spiegò la nonna alzando gli occhi al cielo. Da circa tre anni, la famiglia “rumorosa”, composta da padre, padre, fratello e sorella, trascorre le vacanze di Natale in quella casa, facendo disperare tutto il vicinato.

“Ti conviene andare a parlare con loro se non vuoi che ti disturbino durante lo studio”, aggiunse la nonna Tilde mentre riempiva la ciotola di Bob di croccantini. Valerio, che non voleva assolutamente che i suoi piani venissero rovinati, ascoltò il consiglio della nonna e il mattino seguente decise di bussare alla porta dei vicini. Dal loro porticato, era evidente che dovevano essere una famiglia che adorava molto divertirsi: scatole di cartone contenenti giochi da tavolo, racchettoni e palloni, erano accatastati accanto alla porta in attesa di qualcuno che li venisse a prendere. Valerio bussò un paio di volte prima di ottenere una risposta e proprio quando la pazienza stava per finire, ancora con il braccio teso, si ritrovò faccia a faccia con la figlia dei proprietari di casa. Quello che Valerio non si immaginava assolutamente, era di incontrare una ragazza talmente bella da fargli perdere il fiato. Gli occhi verdi di lei, contrastavano il rosso acceso dei suoi capelli ricci, che come un vulcano in eruzione sprizzavano energia in ogni lato della stanza. Il suo sorriso delicato e dolce, la rendevano agli occhi di chi la guardava un vero e proprio angelo, tanto che Valerio non riuscì a spiccicare una singola parola.

“Ti serve qualcosa?” disse la ragazza accennando un sorriso mentre si asciugava le mani con uno strofinaccio.

“La musica” proseguì Valerio “è tropo alta”. Immediatamente il suo viso divenne caldo e rosso, come un pomodoro. In fondo al suo stomaco crebbe un forte senso di vergogna. Come aveva potuto essere così maleducato con una ragazza così carina? Gaia, così si chiamava, rimase di stucco davanti alla maleducazione di quel ragazzo, venuto a casa sua senza nemmeno presentarsi. Accennò un “sì” a mezza bocca e gli chiuse la porta in faccia, ritornandosene in camera sua. Valerio, rimase per circa 5 minuti davanti quella porta, senza avere il coraggio di muoversi, ritenendosi un idiota per quello che aveva appena fatto. Con le mani ancora sudate e lo stomaco in subbuglio, se ne ritornò in casa dove ad aspettarlo c’erano i suoi libri di architettura pronti per essere studiati. Una volta entrato in camera però Valerio non si sedette alla scrivania, ma piuttosto si mise a guardare fuori dalla finestra nella speranza di intravedere di nuovo la ragazza. Stette per circa tre ore a fissare  davanti a sé la casa dalla quale continuavano a provenire molti fastidiosi rumori, ma di Gaia nessuna traccia. La ragazza, vivace e dolce allo stesso tempo, passò tutto il pomeriggio a chiedersi con quanta insolenza aveva potuto rivolgersi a lei quel ragazzo. Era davvero amareggiata, tanto che durante la cena, prese a sfogarsi con i suoi genitori.

“Quel ragazzo mi manda davvero su tutte le furie” disse Gaia finendo di mangiare il suo dolce. Era incredibile come quell’evento l’avesse irritata, anche se non sapeva spiegarsi perché non faceva altro che pensare a quegli occhi scuri e malinconici.

Dopo sera, sgattaiolando dalla sua camera, Gaia bussò alla porta di Valerio. Con molta sorpresa il ragazzo, si ritrovò ancora una volta la ragazza di fronte a lui, questa volta con uno sguardo piuttosto accigliato e poco sereno.

“Dovremmo parlare” disse la ragazza in tono secco. Valerio non disse nulla e si apprestò a uscire di casa. Un freddo gelido lo invase dappertutto, facendolo rabbrividire. Subito Gaia iniziò a parlare di quanto ci fosse rimasta male e di quanto fosse rimasta delusa da un comportamento del genere. Valerio la osservò con attenzione, rimanendo ammaliato dalla sua voce e dal suo carattere dolce, ma allo stesso tempo forte e deciso. Anche Gaia, nonostante fosse arrabbiata, non potè fare a meno di pensare a quanto fosse carino Valerio e a quanto le sarebbe piaciuto conoscerlo in un altro contesto, magari davanti ad un buon caffè. I due discussero per ore tra la neve, fino a quando, esausti ed infreddoliti, decisero di venirsi incontro e di buttarsi alle spalle la vicenda. Si guardarono intensamente negli occhi e una volta vicini, Valerio le disse “Non mi hai ancora detto il tuo nome… a proposito, io mi chiamo Valerio”.

“Gaia” rispose la ragazza scostandosi i capelli dal viso e raccogliendoli dietro l’orecchio.

I due, come se avessero formulato un tacito accordo, presero a camminare tra gli alberi innevati, parlando della loro vita e raccontandosi senza veli. Entrambi, silenziosamente, sentivano all’interno del proprio corpo una sensazione di nervosismo intenso, come se mille farfalle fossero state liberate nello stomaco e ora stessero sbattendo le ali di qua e di la come delle matte. I loro occhi, si incrociarono più volte, manifestando la voglia di unirsi e di lasciarsi andare in quella fredda notte invernale. Le loro labbra si unirono in un impercettibile bacio, che sembrò durare in eterno e i loro corpi, che fino a poco tempo prima erano distanti, ora erano incastrati perfettamente come se fossero due pezzi di un unico puzzle, destinati a non separarsi mai più.

Andrea M.

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