Il brutto anatroccolo

Carmela sapeva bene cosa significasse essere brutta, lo aveva sperimentato sin da quando era piccola, quando le amiche di sua madre la guardavano perplessa e non si trattenevano dall’esprimere la loro meraviglia nel constatare la differenza tra lei e la sorella. Eh si, perché oltre ad essere oggettivamente bruttina, con i suoi capelli stopposi, il naso grande e gli occhiali, Carmela aveva la sfortuna di avere una sorella che incarnava tutti gli stereotipi della bellezza, una cascata di riccioli biondi che incorniciavano un viso perfetto in cui spiccavano due occhi verdi. Nonostante la sorella fosse la persona più buona del mondo Carmela non riusciva a fare a meno di provare nei suoi confronti un serpeggiante rancore che avvelenava il suo affetto per lei. Gli anni dell’adolescenza furono tragici, mentre Paola mieteva successi in tutti i campi, lei era la figlia reietta, nessun amico e anche a scuola stentava a raggiungere risultati decenti. Nella sua mente aveva un solo pensiero, andar via da quella casa, da quella città per smettere di essere la sorella di e poter vivere finalmente la sua vita. E così fece, appena ebbe ottenuto faticosamente il suo diploma alla scuola alberghiera accettò un lavoro a 500 km di distanza e partì. Se il  cambiamento ci doveva essere meglio che fosse radicale, e così appena arrivò nella sua nuova casa decise di cambiare completamente look. Fino ad allora aveva avuto paura dello scherno e della compassione degli altri se avesse provato ad essere più carina, convinta com’era che gli altri avrebbero pensato che volesse assomigliare alla sorella. Ma ora era libera. Via quegli odiosi occhiali, sostituiti dalle lenti a contatto, taglio nuovo di capelli e un trucco leggero fecero un miracolo, Carmela riusciva a guardarsi allo specchio senza distogliere lo sguardo, anzi addirittura con un certo compiacimento. Il lavoro era piacevole e i suoi colleghi erano tutti giovani come lei, per cui non ebbe difficoltà a fare amicizia e ad avere, finalmente, un ragazzo. Simone era un barista, carino e allegro e tra loro subito scattò la scintilla, tanto che dopo solo due mesi decisero di andare a vivere insieme. Solo un’ombra oscurava la felicità di Carmela, a Natale avrebbe fatto conoscere Simone alla sua famiglia e temeva l’incontro con sua sorella. Come avrebbe fatto Simone a non cascare ai suoi piedi come tutti? Sicuramente si sarebbe accorto di aver scelto la sorella sbagliata e lei avrebbe perso il suo amore. Avrebbe voluto evitare quell’incontro, ma sapeva che non avrebbe potuto farlo in alcun modo. Il viaggio verso casa fu stranamente silenzioso, Carmela non riusciva a contenere la sua ansia e Simone più volte le chiese cosa le stesse accadendo senza avere risposta. Quando arrivarono a casa la ragazza non potè fare a meno di pensare che i suoi più oscuri timori si stessero avverando, non le sfuggì lo sguardo carico di ammirazione che il suo fidanzato lanciò a sua sorella né l’aria compiaciuta di lei. I due cominciarono a chiacchierare piacevolmente mentre l’angoscia attanagliava Carmela. Furono le feste di Natale più brutte della sua vita, Simone era stato accettato benissimo dalla sua famiglia, peccato che presto sarebbe stato il fidanzato dell’altra sorella. Così decise di non attendere gli eventi e una sera che erano da soli ne approfittò per parlare a Simone dicendogli che non lo amava più e che voleva lasciarlo, almeno il suo orgoglio sarebbe stato salvo. Si aspettava che lui ne fosse sollevato, invece vide la disperazione sul suo volto mentre le chiedeva cosa fosse accaduto. Allora lei gli raccontò tutto, di quanto si fosse sempre sentita brutta e di come si fosse accorta della sua infatuazione per la ragazza. Simone non sapeva se ridere o arrabbiarsi per la considerazione che la ragazza aveva di lui, ma poi si lasciò guidare dal cuore, la strinse forse a sé sussurandole parole d’amore. Un amore che non sarebbe finito mai.

Rossella S.

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