Un amore nato per caso

Rosa era entrata in quella piccola tavola calda il giorno in cui l’avevano assunta, da allora ci andava tutti i giorni, ritenendola una sorta di posto portafortuna. Era un posto intimo e accogliente a gestione familiare, i proprietari erano gentili e aveva preso l’abitudine di scambiare due parole con la signora mentre aspettava il pranzo che vedeva preparare dal marito nella cucina a vista. Quell’ambiente le dava la sensazione di essere a casa, in famiglia, anche perché vi si recava in un orario in cui quasi tutti gli avventori erano già andati via e tutte le attenzioni erano per lei. In quell’anno aveva saputo che la coppia aveva un figlio che come loro si occupava di ristorazione, ma che aveva scelto di fare il cuoco su navi da crociera per girare il mondo. I genitori erano rammaricati da quella scelta, avrebbero voluto il figlio accanto a loro, ma erano persone intelligenti e avevano rispettato la scelta del ragazzo. Tutto scorreva tranquillamente, Rosa era sola, ma questo per lei non era un problema, lavorava, leggeva, passeggiava e poi c’erano Claudio e Patrizia che la coccolavano come una figlia offrendole ora una fetta di torta, ora un piatto speciale della loro cucina. Finché un giorno non trovò inaspettatamente chiusa la serranda della tavola calda e un cartello che informava che la chiusura era dovuta a motivi di salute. Rosa era attonita, si accorse solo allora che non aveva modo di rintracciare i suoi amici per sapere cosa fosse successo e offrire il suo aiuto se ve ne fosse stato bisogno. Il locale riaprì una settimana dopo, ma il sevizio ai tavoli era effettuato da una ragazza con modi sbrigativi e dietro il vetro della cucina Rosa intravedeva un ragazzo giovane. Anche i piatti erano cambiati. Alle sue domande la ragazza si limitò a risponderle che il proprietario non stava bene e la moglie lo accudiva. Rosa avrebbe voluto saperne di più, ma capì che la cameriera non era propensa a parlare e non voleva apparire insistente. Continuò a passare lì la sua pausa pranzo nella speranza di veder riapparire Patrizia e Claudio. Intanto osservava il ragazzo in cucina. Era un bel giovane alto e moro, e anche se era molto giovane i suoi movimenti erano rapidi e sicuri come se fosse un veterano. Anche i suoi piatti erano buoni, anche se molto diversi dalla cucina casereccia di Claudio. Un giorno non trovò più neanche la ragazza. La accolse il cuoco dicendole che per qualche tempo il locale avrebbe servito solo piatti pronti in self service finché non avrebbe trovato una sostituta. Rosa scoprì che lui era molto più affabile e così le chiese dei proprietari. Seppe che Giacomo, così si chiamava il ragazzo, era il figlio della coppia e che Claudio aveva avuto un ictus, ma stava lentamente riprendendosi. Tra loro iniziò così, tra una chiacchiera e l’altra davanti al caffè. Giacomo andava a sedersi al suo tavolo e le raccontava i suoi viaggi intorno al mondo, il sogno di aprire un ristorante di alta cucina, ma anche il suo amore per i genitori che tanto avevano fatto per lui. Rosa le raccontò della sua vita difficile vita di orfana e del suo sogno segreto di pubblicare un libro di poesie. Finchè non si accorsero che quell’appuntamento quotidiano non gli bastava più e iniziarono a vedersi anche fuori dal locale, per una passeggiata, una pizza o un cinema. E a scoprirsi innamorati di un amore profondo. Quando lo annunciarono ai genitori di lui, Patrizia subito affermò che finalmente avrebbe potuto considerare ufficialmente figlia Rosa e la ragazza si sentì finalmente in famiglia.

Inviata da Rosy

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