Un amore clandestino

Silvia e Simona si erano conosciute sui banchi della scuola media e non si erano lasciate più, sempre insieme come due innamorati che non possono separarsi neanche un attimo. Insieme avevano condiviso l’adolescenza, si erano raccontate le prime cotte, le prime delusioni, con un’unica inossidabile certezza: la loro amicizia. Certo avevano avuto qualche screzio, ma mai nulla che non si risolvesse il giorno dopo. Mai si erano innamorate dello stesso ragazzo. Dicevano, ridendo, che era l’unica cosa in cui avevano gusti diversi. A Silvia piacevano i ragazzi un po’ ombrosi, i belli e dannati, mentre Simona, cercava quelli teneri, coccoloni e allegri. Avevano vent’anni quando Simona annunciò tutta contenta di aver trovato l’uomo della sua vita. Aveva conosciuto Renato casualmente, si incontravano ogni giorno quando portavano il cane a passeggio, avevano iniziato a parlare e pian piano era nata una simpatia. Simona voleva che Silvia lo conoscesse assolutamente. Silvia era quasi gelosa di tutto l’entusiasmo che l’amica metteva nel parlare di questo ragazzo, sentiva che era diverso dagli altri e in qualche modo temeva le allontanasse. Ma poi si diede della stupida, si disse che doveva essere contenta per l’amica e si preparò ad incontrarlo. Si trovarono per un aperitivo. Lui era un bel ragazzo alto, le spalle larghe, gli occhi grigio-verdi dalle lunghe ciglia. La sua stretta di mano era forte, decisa e Silvia mentre la stringeva senti un tuffo al cuore e non le sfuggi lo sguardo di lui. Un maledetto, banalissimo colpo di fulmine. Fu difficile far finta di niente, non farsi annientare dai sensi di colpa mentre Simona ciarlava contenta che i suoi due affetti più importanti andassero così d’accordo. Fu difficilissimo trattenere la sua mano che anelava sfiorare quella di lui. Si lasciarono dopo un’ora che a Simona sembrò durare una vita. La ragazza cercò di imporsi di non pensarlo, e decise di evitare l’amica per un po’, convinta che le sarebbe passata. Ma più i giorni passavano, più il pensiero di lui si faceva insistente, il desiderio di vederlo pressante. Successe una sera, tornava da un pomeriggio di studio quando lo incrociò sulla strada di casa. Non fece in tempo ad evitarlo e iniziarono a parlare. Quando quella sera finalmente tornò a casa non ricordava neanche come era iniziato, ricordava le sue braccia, la sua bocca, i suoi baci appassionati. Seguì un periodo strano, in lei si alternavano sentimenti contrastanti, pura felicità e terribili sensi di colpa. Lui insisteva a dire che avrebbero dovuto dirlo a Simona, lei era terrorizzata dal timore di ferirla. Fin quando decise che non poteva continuare così. Accettò un’offerta di lavoro a mille km di distanza, lo raccontò all’amica, che ormai non vedeva da tempo adducendo mille scuse e sentiva solo per telefono perché non aveva il coraggio di guardarla negli occhi convinta che potesse leggervi il suo tradimento. A Renato inviò solo un messaggio sul cellulare “Me ne vado” perché sapeva che non avrebbe mantenuto i suoi propositi se lo avesse visto. Partì e non si voltò mai indietro.

Rossella S.

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