La gara di Giovanna e Stefano

La maratona si avvicinava e Giovanna, ancora una volta, puntava alla vittoria. Erano anni che partecipava alla corsa di beneficenza della sua città, evento che le avrebbe donato nuovamente la prima pagina del giornale con tanto di foto ed encomio. Come tutte le mattine, uscì di casa all’alba, con ancora le occhiaie sul viso. Nonostante la stanchezza, Giovanna amava l’idea di poter costeggiare il lungomare con le sue prime luci, dove il rosa, l’arancione e il blu della notte si mescolavano e si confondevano come in una tela di un dipinto. Sentiva l’adrenalina pompare forte nelle vene, mentre la sua testa mirava alla vittoria: già si vedeva sul podio, mentre stringeva la mano al sindaco e teneva stretta la sua medaglia. Era talmente tanto concentrata su quest’immagine che non si accorse che accanto a lei, un ragazzo in tenuta sportiva le stava rivolgendo la parola.

“Ci vediamo alla maratona” disse il misterioso individuo, mentre con fare deciso la superò e sfrecciò verso l’orizzonte. Giovanna, si arrestò, e di colpo capì che a rivolgersi a lei, era stato l’ex campione della maratona degli anni precedenti, poi ritiratosi in seguito ad un brutto incidente. Aveva da sempre ammirato la tenacia di quell’uomo, ma allo stesso tempo si sentì intimorita dalla sua presenza alla maratone, poiché avrebbe avuto poche possibilità di vincere. Lo guardò allontanarsi, mentre dentro di lei cresceva un forte senso di sconforto che per alcuni momenti sembrò interminabile. Le venne in mente quando, da piccola, aveva perso la corsa campestre organizzata dalla sua scuola. Suo padre la allenò per mesi interi, ma alla fine, nonostante tutti gli sforzi, arrivò seconda. Si ricordava ancora il modo in cui suo padre la guardò dopo non aver vinto: il disprezzo nel volto e il ghigno sulle labbra di suo padre erano impressi nella sua memoria in modo permanente. Le immagini di quell’evento fecero rabbrividire Giovanna, la quale, senza rendersene conto, inciampò rovinosamente per terra.

– “Giovanna, va tutto bene? Giovanna svegliati”- sentì urlare Giovanna nelle sue orecchie. La sua testa dolorante non le permetteva di poter ragionare in maniera lucida. Si sentiva come immersa in un soffice strato di ovatta, come se sotto di lei non ci fosse il duro cemento, ma al contrario una morbida e soffice nuvola che la sorreggeva. All’improvviso si rese conto che a circondarla non c’erano le ovatte o le nuvole, ma solo due grandi e possenti braccia che la stavano portando via da li. Per la prima volta, dopo tanto tempo, Giovanna si sentì al sicuro, protetta, e si strinse ancora di più al suo soccorritore, mentre piano piano, riacquisiva i sensi. Un uomo di mezza età, la teneva ben salda a sé e con fare preoccupato, osservava bene le condizioni di Giovanna.

“Bentornata tra noi”, le disse l’uomo accennando timidamente un lieve sorriso. Gli occhi e i capelli scuri, gli donavano un fascino misterioso. Stefano era un uomo di mezza età, trasferitosi da poco in città per lavoro. Aveva da sempre coltivato la passione della corsa e anche lui, come Giovanna, era ostinato alla vittoria. Quel giorno però, al posto del solito allenamento, aveva dovuto eseguire un salvataggio d’emergenza, non che la cosa gli dispiacesse poi così tanto. Aveva già avuto modo di osservare Giovanna durante le sue corse mattutine, senza che lei se ne fosse mai accorta. La sua determinazione e il suo fisico atletico, avevano suscitato fin da subito in Stefano un interesse particolare, tanto da farlo ritornare a correre nella maratona. Credeva che partecipando alla competizione avesse potuto interagire con lei e magari chiedere di uscire per un appuntamento. Guardò tra le sue braccia e la vide, lì, con gli occhi chiusi e le labbra serrate. Un piccolo graffio sotto la guancia rosa attirò la sua attenzione, tanto da fargli allungare il passo per poter portare la ragazza in ospedale.

Giovanna si svegliò dopo circa 5 ore in un reparto dalle pareti blu e bianche. La prima che notò, non appena aprì gli occhi, fu la presenza di Stefano, il quale era rimasto con lei fino al suo risveglio. Immediatamente arrossì e con aria timida e impacciata chiese cosa le fosse capitato.

“Hai fatto un bel volo, Giovanna”, esordì l’uomo.

Giovanna non fece nemmeno in tempo a chiedersi come potesse sapere il suo nome, che gli domandò se l’aveva portata lui in ospedale.

“Mi stavo allenando per la maratona, quando mi son girato e ti ho trovata per terra…a proposito, come va il tuo piede?”

Giovanna con un sussulto notò una unga fasciatura che sporgeva dalle lenzuola. Il piede rotto era quello che proprio non ci voleva per la maratona. Stefano le stette vicino, e con dolcezza e timidezza, le raccontò quello che era capitato. Durante il racconto, Giovanna venne assalita da un senso di nausea e da un leggero nodo alla gola: ancora una volta, si sentì protetta ed accudita, come non si sentiva da tanto tempo. I due parlarono per ore e ore, trascorrendo il più del tempo a ridere e a raccontare aneddoti sulla corsa. Gli occhi di entrambi, si mostravano veri, vivi, desiderosi di nuove esperienze e di amore. Stefano, che aveva tralasciato la timidezza per poter fare largo al coraggio, non aveva più paura di mostrarsi per quello che era, ma anzi voleva a tutti i costi passare quanto più tempo possibile con lei. Giovanna, dal canto suo, che era sempre stata una persona riservata e schiva, sentì il desiderio di vole conoscere Stefano ancora di più nei giorni a venire. Lui le promise che le avrebbe fatto visita nei giorni a venire, mentre lei invece che avrebbe aspettato con ansia il suo ritorno. Quella sera, entrambi furono consapevoli che il loro incontro non era stato un caso, ma frutto del destino, e che i loro sentimenti veri e genuini, stavano lentamente prendendo forma verso qualcosa di profondo e concreto. Le ore passate insieme a quell’uomo, a Giovanna non bastarono affatto e per la prima volta, in tutta la sua vita, l’ossessione per la vincita e la timidezza, vennero sopraffatte da qualcosa di migliore: l’amore.

Giovanna

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