Il caffè più dolce

L’aria quella mattina era insolitamente fresca. Strano, pensò, per essere maggio. Aperta la finestra della stanza che dava sui campi, un raggio di sole arrivò consolatore a scaldarle il viso e pochi istanti dopo il cellulare emise un suono secco, rapido.

“Non faccio altro che pensare a te… buongiorno amore”. Poche parole, probabilmente scritte di getto, che lasciarono sul volto di Amy un’espressione inebetita.

Si frequentavano da poco, eppure tra di loro esisteva qualcosa che nessuno dei due era riuscito a spiegarsi né aveva mai provato prima. I loro occhi erano in grado di fare l’amore in mezzo alla gente in maniera spudorata, eccessiva, senza alcun freno inibitore.

Era iniziato tutto con un sorriso timido, uno di quei sorrisi che dovrebbero essere consuetudinari, di circostanza, tra una persona educata che fa il suo lavoro ed un’altra che, per un motivo o per un altro, è lì proprio in quel momento.

Chris faceva il cameriere da una vita e di donne lui ne aveva avute un bel po’. Quel suo viso giovane e ben delineato dalla barba corta e curata, gli occhi azzurri sempre vispi e sorridenti ed i suoi modi garbati gli avevano permesso negli anni di viversi più di una storia con donne conosciute al lavoro senza dover neanche tanto impegnarsi in un corteggiamento serrato.

Quando in quel bar arrivò Amy con le sue amiche, però, le cose si fecero diverse. Amy non era una di quelle che amava storie poco impegnative per passare il tempo e mancava da sempre in lei quella sicurezza e quell’autostima che le avrebbero permesso di sentirsi affascinante.

Eppure Amy bella lo era per davvero. Con i suoi lunghi e folti capelli neri, il viso liscio e la carnagione chiara e delicata, il suo incedere sembrava facesse rumore, nonostante il silenzio cui era abituata.

Sedutesi al tavolo, le due amiche presero a sfogliare il menu mentre Amy, in preda a uno strano disagio, si rese conto di essere insistentemente osservata. Gli occhi di Chris, ormai, le si erano puntati addosso da diversi minuti e lei, timida ed impacciata, non era in grado di rispondere nulla a quegli sguardi se non tenere la testa bassa o fingere di interessarsi ad altro.

Eppure quegli occhi non l’avevano lasciata indifferente. E come avrebbero mai potuto se non facevano altro che chiederle qualcosa?

Arrivato il momento dell’ordinazione, le due amiche avevano già abbondantemente scelto cosa prendere mentre Amy, ormai lontana anni luce dai loro fitti discorsi, non ci aveva minimamente pensato.

Quando Chris si avvicinò col suo taccuino tra le mani e gli occhi ben puntati su di lei, le amiche si affrettarono a chiedere uno Spritz ed un aperitivo analcolico. Quando fu la volta di Amy, che imbarazzata com’era avrebbe voluto poter essere altrove, dalla sua bocca riuscì ad uscire solo un misero “un caffè, grazie” che fece girare le due amiche verso di lei con tono interrogatorio. Avrebbero voluto chiedere il perché di una simile richiesta visto che lei il caffè nemmeno lo beveva.

Ormai rossa in volto, decise di rispondere laconicamente “adesso mi piace, quindi?” e le due credettero fosse meglio lasciar perdere.

Finito il pomeriggio di chiacchiere davanti ad un aperitivo che per Amy aveva avuto il pessimo sapore di un caffè, le tre ragazze raggiunsero le loro auto poco distanti, pronte a salutarsi per partire ognuna in una direzione diversa. Amy sarebbe tornata a casa dai suoi libri che l’aspettavano per l’esame di economia che doveva sostenere. Ma come avrebbe studiato, frastornata com’era?

Chris guardò dall’ingresso del locale la scena delle tre ragazze che si salutavano ed aspettò con ansia che le amiche partissero. Non appena ebbe la certezza che Amy fosse sola, chiese improvvisamente dieci minuti di pausa al suo datore di lavoro, attraversò in modo imprudente la lunga strada trafficata ed iniziò a seguire i passi di Amy verso la sua auto.

Quando arrivò alla portiera, istintivamente si voltò mentre inseriva le chiavi per aprire. Trasalì vedendo Chris e in volto le apparve quasi una smorfia di paura che il ragazzo prontamente fece scomparire dicendo “no no, scusami se ti ho spaventata! Volevo…volevo solo sapere il tuo nome, insomma… sapere chi sei. Avrai notato prima al bar che non ho smesso di guardarti e…”.

La frase si interruppe lì mentre Amy prese a guardare il marciapiede senza parlare. Fu allora che Chris, senza pensarci nemmeno per un istante, le accarezzò il mento e l’avvicinò a sé.

Si stupì di se stesso, del suo gesto forse anche troppo intraprendente. Come era possibile che lei gli avesse fatto in così poco tempo un simile effetto? Amy non si tirò indietro e, senza neanche crederlo possibile, abbracciò quel ragazzo sconosciuto sentendosi già a casa senza nemmeno esserci arrivata.

A quel punto lui la guardò ed avvicinò le labbra a quelle di Amy. “Non posso”, disse lei, e senza aggiungere altro scappò in auto verso casa.

Chris tornò a lavoro di pessimo umore, rimproverandosi di essersi comportato come uno stupido, di averla persa per sempre, di non sapere nulla di lei e di aver fatto davvero una sciocchezza. In fondo, però, nessuna gli aveva mai smosso dentro quel qualcosa che improvvisamente lei aveva colpito.

Una volta a casa, Amy dal canto suo tremava come una foglia, convinta più che mai che essersi sottratta a quel bacio fosse stata in assoluto la cosa più stupida mai fatta nella sua vita.

I libri rimasero lì ad aspettare invano per ore che lei li aprisse ma nemmeno una pagina fu sfiorata da quelle mani che non facevano altro che tenersi la testa pensierosa. L’unica cosa di cui era certa era che lui fosse decisamente troppo per lei. Troppo bello, troppo intraprendente, troppo sexy, troppo tutto. Ma erano pur sempre tutte qualità che lei avrebbe desiderato in un uomo. La parte difficile era pensare che una persona così esistesse davvero e volesse proprio lei.

Passarono giorni e giorni nei quali Chris lavorava ormai controvoglia, sperando solo che da quella porta entrasse la ragazza senza nome, ed Amy fingeva di studiare ma perdeva costantemente la sua già poca concentrazione.

Fu allora che, presa da un’intraprendenza mai avuta prima, sciolse i lunghi capelli neri, li pettinò, mise un po’ di rossetto sulle labbra a cuore che le incorniciavano il volto delicato e corse al bar dove lavorava Chris. Un acquazzone la sorprese non appena scesa dall’auto ed arrivò nel locale ormai inzuppata ma nonostante tutto mai così felice. Vide Chris di spalle ed esclamò “un caffè, per piacere!”. Chris senza neanche voltarsi rispose “si, un attimo solo e sono da lei” ma in un decimo di secondo si rese conto di conoscere quella voce e, giratosi, si trovò di fronte Amy tutta inzuppata che sorrideva come non mai.

“Ma tu… che ci fai qui?”, furono le uniche parole che Chris riuscì a pronunciare. “Per dirti che mi chiamo Amy”, rispose lei ridendo. Fu allora che Chris smise di pensare e, stretta a sé la ragazza, la baciò dimenticando dove fosse.

Fu il bacio più lungo e romantico mai dato prima. Entrambi pensarono che una fortuna simile non è tanto facile da avere e capirono che niente nella vita è più prezioso di un sentimento puro, sincero, spontaneo. Nato così, al sapore di caffè.

Angela Mattera

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