Due parole semplici, ma pesanti come macigni.
Quando una persona non c’è, non si tratta solo della sua assenza fisica. È il suo silenzio che urla, il vuoto che lascia nei tuoi pensieri quotidiani. Non esserci significa non essere più parte delle priorità, non essere più nei gesti, nei pensieri, nei piccoli spazi dell’affetto condiviso.

“Non c’è” è un modo sottile per dire: “Non ci sei più per me.”
E allora iniziano le domande, le attese, le speranze illuse. Ma sperare nel ritorno di chi ha scelto di non esserci è infliggersi una ferita che non smette di riaprirsi.

Una persona che non c’è è come una visualizzazione senza risposta: sai che ha visto, sai che c’è da qualche parte… ma non per te. E questo fa male. Fa male perché l’assenza di una risposta è, a suo modo, una risposta definitiva.

E bisogna accettarlo:
Se una persona non c’è…
semplicemente, non c’è.
E forse, il primo passo per stare meglio è smettere di cercarla dove ha scelto di non esserci.

Linda

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